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martedì 21 aprile 2009

Nuovi leader

Andrea Romano ha scritto questo articolo sul Riformista. Lui dice che il nuovo leader del PD l'ha visto a Piombino.........speriamo!

Civati, i piombini, e il futuro del PD

Giuseppe Civati, è un giovane consigliere regionale della Lombardia. Una promessa e una speranza del PD. Vi invito a leggere il suo BLOG. Intanto godetevi questi suoi commenti all'incontro di Piombino.

L'era solare (altri piombini)
Mentre D'Alema "era glaciale" alla trasmissione di Daria Bignardi, cinquanta democratici quasi anonimi si ritrovavano a Piombino. Nonostante il tempo pessimo e qualche rovescio (non solo elettorale), il
clima era ottimo, disteso, propositivo. Venerdì ci siamo presentati gli uni con gli altri, sabato abbiamo discusso tutto il giorno, oggi abbiamo tirato le somme di un lavoro che è solo all'inizio, alla ricerca di un Pd che finalmente ci sia, perché per ora c'è stato poco e si è perso parecchio per strada. Più domande che risposte, più appunti che conclusioni: il percorso è molto lungo e complicato e non abbiamo la presunzione di avere tutte le soluzioni in tasca. Sappiamo, però, di avere un punto di vista molto diverso da altri non solo e non tanto sul partito, ma soprattutto sulla politica e sulle sue modalità di relazione con i cittadini. Sulle questioni della contemporaneità e sulla battaglia culturale da aprire contro il berlusconismo imperante. Sulla necessità di rompere lo schema e di cambiare registro, quello stesso registro frequentato da anni (per me, da sempre) dai soliti protagonisti. Non ricambio generazionale, dunque, ma ricambio politico e massima apertura al confronto e alla discussione. Senza correnti, senza pregiudizi: a Piombino erano invitati i contestatori e i protestatari, ma anche i membri della segreteria nazionale. E sembrava quasi di stare in quel Pd che ci hanno raccontato e che poi non abbiamo quasi mai visto tradotto in pratica. Sono stati giorni intensi, e un post non è sufficiente per darne una descrizione fedele e per documentare il lavoro che è stato fatto. Per ora vi basti sapere che, per un attimo, abbiamo pensato che il periodo della lunga glaciazione stesse per concludersi. E che qualcosa di nuovo, di più caldo e solare, si affacci all'orizzonte. (segue)


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Ho visto 'cose' (piombini approfonditi)
Io ne ho viste di cose che voi democratici non potreste immaginarvi. Ho visto correnti in fiamme al largo dei bastioni di Piombino. E ho visto i raggi B (nel senso che sapete) balenare nel buio vicino alle porte del Borgo degli Olivi (così si chiamava la struttura che ci ospitava). E tutti quei momenti non andranno perduti, anche se pioveva. E', insomma, tempo di partire. E, come in quel monologo (che era improvvisato, come sanno gli esperti), tutto è successo senza che vi fosse predeterminazione. Ho visto persone che non si conoscevano discutere liberamente. Ho visto amici e compagni parlare dei problemi del Paese (prima ancora che di quelli del Pd), partendo dalle domande e non dalle risposte già frequentate in passato. Ho visto una generazione fare politica in modo molto maturo (altro che gggiovani), partendo prima di tutto dai propri limiti. Responsabilizzati e seri, ossessionati dall'apertura di questo piccolo gruppo, preoccupati dai doveri di rappresentanza, consci di una sovraesposizione mediatica che, a volte, fa più male che bene. Ho visto proposte concrete e dettagliate, ma solo abbozzate e da precisare con il contributo delle tante persone che, come noi, si aspettano qualcosa. A Epinay, Mitterand aveva adottato lo slogan: «Cambiare la vita». A noi, quelli di Piombino, basterebbe cambiare (un po') la politica italiana. Non per arrivare a Roma, ma per dare qualche risposta a Monza e a Udine, a Firenze e a Rimini, a Ravenna e a Genova. Perché il nostro arrivismo, di cui tanti ci accusano, è soltanto quello di voler vedere arrivare il Pd da qualche parte, in un percorso che lo porti, se è possibile, ad incontrare la società italiana. Piombino è stato un 'luogo', ora quel luogo si chiama congresso. E lo vogliamo celebrare a ottobre (parlo dell'ottobre di quest'anno e spero sia chiaro a tutti). Il mese più indicato per pensare a una (piccola) rivoluzione.




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La nuova classe dirigente. Una nota di Debora Serracchiani candidata PD alle elezioni europee

Scelgo di non parlare della tragedia che ha colpito l'Abruzzo; scelgo di non spettacolarizzare il dolore. Cerco di pensare a quelle genti, senza usarle. E' per questo che decido di parlare di un argomento “freddo”. Di un argomento importante, ma costantemente e scientemente sottovalutato.Cosa facciamo per formare la nostra classe dirigente? Io ero uno di quegli studenti che non avevano le idee chiare, che non pensavano alla propria formazione come al proprio futuro. Sono stata fortunata, ma non è per tutti così e comunque la formazione non dovrebbe essere una questione di fortuna, mai. La classe dirigente rappresenta la società di cui è l'espressione. La società in cui viviamo è, non sono io a dirlo, una società in crisi. Quindi anche l'attuale dirigenza è il prodotto di una società in crisi, che non si rinnova, si chiude in sé stessa, si atrofizza, che non ha interesse a rifondare la società a cui appartiene. La costruzione di una nuova società non può che essere affidata a nuovi dirigenti che superino l'immobilismo e che puntino alla società dello sviluppo. Oggi la mia generazione e quella che viene dopo di me ha bisogno di una classe dirigente che sia in grado di rispondere alle sfide lanciate dalla globalizzazione, dalla recessione, dai cambiamenti climatici, dagli enormi flussi migratori che ci stanno investendo. La Strategia di Lisbona nel 2000 chiedeva agli Stati membri dell'UE di arrivare ad investire per i successivi 10 anni fino al 3% del PIL in ricerca, innovazione e coesione sociale. Gli Stati che l'hanno fatto (la Svezia ad esempio) hanno visto lievitare i loro tassi di crescita. E l'Italia? Nel 2009 prevede di investire circa lo 0,9% del PIL e nel frattempo “rifonda” la scuola tagliando professori e classi. La missione della politica oggi dovrebbe essere quella di garantire che si possano crescere dei dirigenti capaci e culturalmente pronti ad accettare le sfide del nostro tempo. Ma è la politica la prima a non crederci. La mancata formazione fatta dai partiti entrati in crisi ha creato un buco generazionale. I dirigenti di oggi sono i “giovani” del 1980. E poi? Poco o niente. Non è più tempo di non crederci.

sabato 21 marzo 2009

Elezioni Provinciali...le prime schiarite dopo la vittoria di Zanin alle primarie. Una rondine non fa primavera, ma l'aria fresca toglie le muffe.


Provincia, patto nel centrosinistra
Verso la super-coalizione con Zanin

Dal Gazzettino :
Sabato 21 Marzo 2009,
Pordenone Era il primo incontro di tutto il centrosinistra dopo le primarie del Partito democratico che hanno espresso Giorgio Zanin come candidato del Pd alle elezioni provinciali. Un incontro nel quale si sono poste le basi della possibile coalizione allargata del centrosinistra. Non c’è stata ancora la "fumata bianca", nel senso che non si è raggiunto l’accordo nero su bianco. Ma le premesse - a detta delle diverse forze politiche che hanno partecipato alla riunione - sembrano esserci tutte. E non è escluso, dopo che alcune parti del programma saranno riviste e riaggiustate, che la settimana prossima possa esserci il patto per la "grande alleanza" che appoggerà il 44enne professore che i militanti del Pd hanno premiato alle urne due settimane fa. È chiaro che sono state poste alcune questioni di metodo (l’Italia dei Valori ha sostenuto che Zanin è il candidato ideale, ma ha chiesto che vi sia una concertazione sulla candidatura da parte di tutte le eventuali forze politiche del raggruppamento) e che sul programma alcuni punti devono ancora essere definiti. E proprio sul programma del centrosinistra per la Provincia è stata Rifondazione comunista che ha sottolineato alcune condizioni. Un lavoro di mediazione e limatura che dovrà essere fatto nella settimana che separa dal prossimo incontro. La strada sembra, dunque, ormai spianata. Certo è che dalla riunione di giovedì sera un dato politico è emerso con chiarezza: il gioco delle alleanze nel centrosinistra è stato riavviato dalla vittoria di Giorgio Zanin alle primarie democratiche. «Se avesse vinto il candidato avversario, Sergio Chiarotto - hanno sottolineato diversi esponenti delle varie forze politiche presenti - non ci sarebbe stato il tavolo allargato sul programma e sulla possibile coalizione». Un’alleanza che - se non ci saranno ripensamenti o strappi dell’ultimo minuto - potrebbe abbracciare un insieme di partiti che va dai "Cittadini" fino a Rifondazione comunista. Un centrosinistra che riporterebbe - con un raffronto al quadro nazionale - le lancette dell’orologio politico all’Unione di Romano Prodi. Al tavolo delle trattative, giovedì sera, infatti oltre al Pd, all’Italia dei Valori e ai "Cittadini" (in realtà assenti, ma virtualmente presenti anche perché starebbero per ritirare la candidatura alternativa del sindaco sanvitese Gino Gregoris) c’erano anche gli esponenti di Sinistra e libertà (Sinistra democratica, Socialisti e gli ex Comunisti italiani che fanno riferimento a livello nazionale a Katia Belillo) e di Rifondazione comunista. Un apporto sarà portato anche dalla civica Vivo Pordenone. «Un risultato entusiasmante che verificheremo la settimana prossima», si è limitato a dire Giorgio Zanin. Che però ha voluto dare qualche indicazione in merito all’individuazione dei candidati di coalizione. Una scelta che dovrebbe basarsi su tre criteri: evitare i candidati della "doppia poltrona" (cioé chi intende mettersi in lista sia alla provinciali che alle comunali), volti nuovi che rappresentino competenza e radicamento sul territorio e particolare attenzione alla componente femminile indicando nomi femminili. D.L.

domenica 15 marzo 2009

Franceschini: unificare data referendum e elezioni europee

"Votare in due giorni diversi per elezioni e referendum comporterà un costo in più di oltre 460 milioni di euro, perchè buttare questi soldi dello Stato e dei cittadini?. Il PD propone di utilizzarli per potenziare con uomini e mezzi le forze dell'ordine, acquistare il carburante alle volanti, riparare quelle ferme, perchè rotte, e pagare gli straordinari al personale".

Franceschini presenta la mozione del PD per l'assegno ai disoccupati.Il Governo risponde: NO!

Presentazione della mozione sull'assegno di disoccupazione
Signor Presidente, in questi giorni abbiamo ascoltato nel dibattito fuori da quest'Aula e in parte anche dentro - e immagino lo sentiremo dopo - che noi neghiamo che la crisi sia un problema globale e cerchiamo di strumentalizzarla per scaricare le responsabilità sul Governo di centrodestra guidato da Berlusconi. Naturalmente nessuno di noi ha mai immaginato di farlo, perché sappiamo che la crisi è globale, che attraversa tutti i Paesi e che va affrontata con risposte che vanno ben oltre i confini nazionali.Sappiamo anche che la crisi impatta in modo diverso sulle singole economie nazionali e sulla vita delle famiglie e delle persone, in base alla forza o alla fragilità della singola economia nazionale (la nostra purtroppo è tra le più fragili), ma soprattutto in base agli interventi che i singoli Governi mettono in campo per fronteggiare l'emergenza della crisi.Abbiamo l'assoluta consapevolezza che le misure che abbiamo proposto, a cominciare dall'assegno mensile di disoccupazione, non sono una risposta strutturale alla crisi. Non lo abbiamo mai pensato, ma sappiamo che, proprio in un momento di difficoltà, chi guida un Paese, al di là del colore politico che rappresenta, ha il dovere di cercare risposte strutturali e di cominciare a lavorarci, ma contemporaneamente di immaginare come affrontare l'emergenza, le situazioni drammatiche in cui rischiano di precipitare o sono già precipitate migliaia di persone. Non si può dire a quelle persone, in attesa che la crisi venga superata con interventi strutturali, di arrangiarsi.Ricordo che nella mia terra, la pianura padana (ci sono molti parlamentari, in particolare della Lega, ma non solo, che vengono da quella terra), quando il nostro grande fiume, il Po, stava per straripare a causa di un'ondata di piena, la gente del Po, che viveva sotto gli argini, non discuteva su quali fossero gli interventi per ristrutturare gli argini stessi, ma correva, in un meccanismo di solidarietà, a mettere pile di sacchi di sabbia che nell'emergenza impedissero al fiume di straripare. In seguito, dopo aver affrontato l'emergenza, si mettevano a discutere su come rafforzare gli argini. È esattamente quello che noi stiamo cercando di fare e che vi proponiamo, soltanto con il buonsenso dell'azione di Governo, sapendo che nel Paese ci sono tante gerarchie di povertà e di paura, una più grave dell'altra.Ci sono le persone che hanno gli stipendi e i salari bassi, che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, quelli che noi avevamo immaginato di aiutare da subito, se avessimo vinto le elezioni. Poi è scoppiata la crisi e sono emerse gerarchie di gravità sempre maggiori. Ci sono i disoccupati da tanto tempo, in particolare quelle fasce di disoccupati sopra i cinquant'anni, che vivono nella disperazione di aver perso posto di lavoro e di non sapere più come rientrare a quell'età nel circuito attivo. Ci sono quelli che hanno perso il posto di lavoro e hanno meccanismi di protezione sociale, a cominciare dalla cassa integrazione. Il Ministro Brunetta ha detto che va tutto bene ed è una meraviglia. Lo ha ripetuto anche poco fa, con toni diversi, il Ministro Sacconi. Contemporaneamente, pochi minuti fa, la CISL della Lombardia ha indicato che non ci sono più risorse per gli strumenti di cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Ci sono alcune categorie di lavoratori che hanno un meccanismo che li aiuta nel momento della crisi della propria azienda o della perdita del posto di lavoro, ma ce ne sono centinaia di migliaia che, dopo aver vissuto già una situazione di precarietà e di inferiorità strutturale sul posto di lavoro, rischiano, una volta che l'hanno perso, di precipitare a reddito zero.Poi ci sono quelli che noi abbiamo incontrato ieri, che rappresentano la povertà estrema, di cui non si parla. Nella politica italiana c'è la paura di usare la parola «poveri», invece i poveri ci sono e purtroppo stanno crescendo. Sono persone, come ci hanno raccontato ieri le associazioni, che non hanno nulla da mangiare e molto spesso non hanno un posto dove dormire.Allora, come si affrontano queste diverse emergenze? Per quelli che perdono il posto di lavoro e non hanno ammortizzatori sociali, noi anche in questo caso proponiamo di fare le due operazioni: interventi strutturali e interventi per l'emergenza 2009. Di interventi strutturali siamo pronti a discutere con il Governo e con le parti sociali, se avranno un qualche interesse. Pensiamo che entro il 2009 si debba lavorare per un ridisegno e una semplificazione di tutti gli ammortizzatori sociali che sono in campo, con l'obiettivo di rivolgerci a tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto che avevano quando lavoravano.Poi c'è l'emergenza, che impone di non lasciare centinaia di migliaia di persone di colpo a reddito zero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Per questo motivo, abbiamo proposto - la mozione che sarà votata tra poco prevede una cosa precisa - un assegno mensile di disoccupazione del 60 per cento dell'ultima retribuzione mensile per tutti quelli che hanno perso o perderanno il posto di lavoro durante la crisi, cioè dal 1o settembre 2008 al 31 dicembre 2009, Pag. 65immaginando che questo periodo servirà per la riforma degli ammortizzatori sociali, evitando però intanto di lasciarli nella disperazione e nella paura del futuro.Anche perché non c'è cosa più sbagliata che immaginare che nella crisi anche le situazioni di povertà e di difficoltà personali possano essere messe le une contro le altre, fare scontrare i diversi gradi di povertà tra di loro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questo fa esplodere il tessuto sociale del Paese! Questo rende una parte del territorio terreno fertile per la criminalità organizzata, perché quando ci sono migliaia di persone che non hanno i soldi per fare la spesa o per comprare i vestiti per i figli, forse cedono anche rispetto al loro livello di moralità o a quello che vorrebbero fare nella vita rispettando la legge!Noi vi abbiamo proposto una misura, illustrando le coperture. Anche il discorso che si tratta di demagogia, questa parola ripetitiva: qualsiasi cosa diciamo in dieci, dodici, ci si preoccupa di andare in televisione dicendo: demagogia, demagogia! Se uno dice che domani è venerdì: è demagogia! Rispondete nel merito: dite di sì o di no!La nostra proposta ha delle coperture precise, è stata preparata da esperti, è stata preparata, solo in questo ramo del Parlamento, da Bersani, Letta, Damiano, ossia persone che hanno avuto responsabilità di Governo (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) e abbiamo indicato la copertura principale di questa operazione. Non costa tanto, perché abbiamo calcolato - e siamo stati prudenti - 500 o 600 mila disoccupati; abbiamo detto che servono 5 miliardi di euro. Vorrei che voi diceste a quegli italiani che non siete in condizione di trovare 5 miliardi, dopo che li avete buttati dalla finestra con l'eliminazione dell'ICI sui redditi alti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Italia dei Valori) e che li avete buttati dalla porta e dalla finestra con il suicidio dell'operazione Air France-Alitalia.Ma quei 5 miliardi, in gran parte, ci sono già nei 9 miliardi degli ammortizzatori sociali! È un'operazione giusta, ma che richiede mesi per entrare in vigore, perché le procedure, l'estensione, la dichiarazione di crisi sulle piccole e medie imprese comunque comporta dei mesi; noi diciamo: intanto, se ci sono, utilizziamo subito quelle risorse per chi ha perso il posto di lavoro e non ha meccanismi di protezione. Sappiamo poi che tutto questo ha un impatto sulla vita delle persone, ed Pag. 66è il nostro primo problema; ma ne abbiamo un altro, che è quello di aumentare i consumi, perché una persona che ha zero euro e se ne trova 600, 700 o 800 non li mette nel risparmio, li mette tutti nel circuito dei consumi e questo è un modo per far ripartire l'economia. A meno che voi non pensiate che una persona che non ce la fa a vivere con il suo stipendio abbia la preoccupazione di costruire il 20 per cento di cubatura in più nella sua casa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Italia dei Valori)! Se ha un po' di soldi in più li usa per i figli, li usa per la spesa, li usa per le urgenze della vita: questo è il modo di far ripartire i consumi!Anche per la povertà estrema noi abbiamo proposto questo, con un meccanismo molto esplicito e molto chiaro: per i comuni e per le associazioni di volontariato, 2 punti di IRPEF sui redditi dai parlamentari compresi in su, sopra i 120 mila euro, un contributo di solidarietà straordinario per il 2009 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), in attesa che anche in questo campo, il campo della povertà estrema, si effettuino misure strutturali, come il reddito minimo garantito e il reddito di solidarietà attiva, che è un'idea di altri Paesi a cui dobbiamo guardare. Abbiamo detto che per la seconda copertura (ne hanno parlato poco i giornali) bisogna andare sui soggetti che non raggiungono i 120 mila euro nella dichiarazione dei redditi, ma che magari li raggiungono nel reddito effettivo. Lì bisogna riprendere la lotta all'evasione, non in modo generico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico): bisogna tornare alla tracciabilità dei pagamenti, tornare subito al limite massimo dei trasferimenti in contanti!C'è una differenza tra noi e voi, c'è una differenza di fondo, al di là delle singole scelte: noi pensiamo che nella crisi debbano scattare i meccanismi di solidarietà nelle comunità, voi pensate che nella crisi sia inevitabile che qualcuno soccomba e qualcuno si salvi. Noi sappiamo che il Paese si salva tutto assieme o non si salva nessuno

lunedì 9 marzo 2009

L'aria fresca, rinverdisce i boschi

E alla fine anche su Pordenone soffia un venticello di aria nuova. La vittoria di Giorgio Zanin alle primarie per l'elezione del Candidato alla presidenza della Provincia, fa ben sperare per il futuro del PD, e sopratutto deve far pensare i maggiorenti che governano il Partito provinciale. Ne escono sconfitti, e non è bastato coalizzarsi tra di loro per superare la richiesta di facce nuove, di persone che si mettono in gioco solo con le loro idee , senza avere padri, padrini o padroni alle spalle. Forse anche a Pordenone il PD può sperare in un futuro......

lunedì 2 marzo 2009

Un articolo di Ilvo Diamanti

Gli ex-voto del Pd esuli in Italia
di ILVO DIAMANTI
Repubblica 1 marzo 2009


SCOMPARSI. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L'IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell'insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008? Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L'IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno. Certamente, non si tratta di una novità. L'incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D'altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d'altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare. Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D'Alema.

Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell'antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso - urlato - da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee - come abbiamo detto - non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi. Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente "delusi". Insoddisfatti dell'andamento dell'economia e dell'azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l'11 settembre del 2001, quindi subito dopo l'insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos. Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative. La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio - neppure indignazione - per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro. Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione. Questa raffigurazione, un po' caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta "radicale"). Scomparsi anch'essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D'Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.
(1 marzo 2009) ;